Oggi le menzogne, le bugie le chiamano in maniera gentile: fake news.
Ma le
menzogne puoi chiamarle come vuoi, ma menzogne rimangono.
Ecco alcuni
esempi di bugie sparate senza pudore che riguardano la “separazione delle
carriere” dei magistrati e che in primavera i cittadini saranno chiamati a
votare nel referendum confermativo.
Comincio
dalla capa, Meloni. Alla festa di Atreju ha sparato: “Con la separazione delle carriere dei magistrati, non ci sarà più una
vergogna come il caso Garlasco”. Una baggianata che non sta né in cielo né
in terra! Sull’omicidio di Chiara Poggi c’è stato un regolare processo che dopo
vari gradi di giudizio in cui si sono occupati decine di magistrati che hanno
sancito la colpevolezza di Alberto Stasi. Poi, recentemente, sono emersi dei
nuovi indizi a carico di un altro soggetto e la procura di Pavia sta svolgendo
nuove indagini. Ora, se non si hanno delle fette di salame sugli occhi, è
evidente che su questo caso la separazione delle carriere dei magistrati centra
come cavoli a merenda, per cui sono autorizzato ad affermare con certezza che
Meloni è una bugiarda.
Altro caso.
Giorgio
Mulè, vice presidente della Camera di Forza Italia ha rilasciato un’intervista
sulla questione al Foglio in cui dice che “la
riforma della giustizia va esattamente nel fulcro della Costituzione” ed ha
intimato al procuratore capo di Napoli, Gratteri, di “un ripasso degli atti e dei lavori preparatori dell’Assemblea
costituente perché lì c’è il seme di ciò che è previsto nella riforma di oggi:
i giudici emettono sentenze in nome del popolo italiano che, cito la
Costituzione, è il mandante della magistratura”. Qui siamo davanti ad una
ignoranza o ad una malafede strepitosa. Non è scritto da nessuna parte che “il popolo italiano è il mandante della
magistratura”. E poi che “va
esattamente nel fulcro della Costituzione” non esiste. Mentre abbiamo
l’art. 107 che dice: “I magistrati si distinguono fra loro solo
per diversità di funzioni”. Insomma balle su balle. Poi si arrampica sugli
specchi. Dice che “l’assoggettamento del
Gip al Pm è un dato di fatto e che c’è un assoggettamento psicologico dovuto al
fatto che la progressione di carriera del giudice dipende dalla valutazione che
riceve proprio dai Pm al Csm”. Qui siamo all’asino che vola. Secondo Mulè,
le diverse centinaia di Gip sarebbero proni ai desiderata dei Pm perché sono
determinanti nel proseguo della loro carriera. Al Csm su 30 componenti eletti,
solo 5 sono espressione dei Pm, per cui o questi sono dei pericolosi killer,
oppure Mulè è un racconta balle. Io personalmente propendo per la seconda.
Occhi aperti
dunque, abbiamo a che fare con gente disposta a tutto pur di vincere questo
referendum.
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