L’ex direttore del Piccolo di Trieste, il pordenonese Mario Quaia, è stato denunciato da Luca Ciriani per aver postato su Facebook un fatto che riguardava il ministro. Il Fatto Quotidiano ha raccontato ciò che si è svolto nell’isola di Lipari l’11 ottobre scorso, quando Quaia, giornalista in pensione, ha notato che il ministro Ciriani, la moglie e suo figlio sbarcavano nel piccolo porto dell’isola, da un pattugliatore militare di 40-50 metri della Guardia di Finanza, con a bordo un equipaggio di una trentina di persone, accompagnato da un motoscafo e un gommone con un’altra decina di finanzieri a protezione dell’ospite. Uno schieramento imponente tant’è che l’operazione militare ha costretto un aliscafo ad attendere al largo e a ritardare lo sbarco dei suoi passeggeri di una ventina di minuti.
Ciriani
doveva partecipare ad un convegno con diversi ministri, sottosegretari e il
commissario europeo Fitto intitolato: “Stati
generali delle isole minori marine”.
Quando la
famigliola pordenonese è scesa dalla nave, Quaia si è così rivolto a Ciriani: “Buongiorno ministro, lei sì che viaggia
sicuro” e poi fece un post ironico su Facebook in cui ha raccontato ciò che
ha visto.
E qui nasce
il problema: Ciriani si è sentito diffamato ed ha querelato il giornalista
pordenonese. Si è sentito offeso nell’onore e colpito come padre perché Quaia
aveva postato una foto con suo figlio minorenne, che, ho visto la foto sul Fatto, non era riconoscibile. Io non ho
visto il post di Quaia su Facebook e quindi non conosco se il giornalista abbia usato toni diffamatori, comunque l’avvocatessa di Ciriani, Belletti, ha
spiegato i motivi della querela: “Il
soggiorno dei familiari era stato pagato personalmente dal ministro con fondi
propri. Il servizio d’ordine era predisposto dalla presidenza del Consiglio dei
ministri e dal ministero per la protezione civile, Il ministro non poteva
sottrarsi alla protezione accordata”. Per poi proseguire: “La natura diffamatoria delle
affermazioni contenute nel post, le
quali, volutamente distorte, infondate e prive di qualsivoglia riscontro
oggettivo, risultano dirette esclusivamente a ledere gravemente l’onorabilità
e il prestigio personale e familiare del ministro, (avendo insinuato l’idea)
che il ministro, insieme alla famiglia,
avesse approfittato dei mezzi dello Stato per un periodo di vacanza ….”.
Con l’aggravante di aver pubblicato una foto con suo figlio minorenne del quale,
assieme alla madre, come accertato, non è riconoscibile.
Insomma
questo caso mi sembra il classico esempio di un uomo di potere che non accetta
di essere in alcun modo messo in discussione. Io invece penso che un uomo delle
istituzioni debba sempre accettare anche le critiche più feroci fatte in
termini ovviamente urbani da un cittadino.
Se non le accetta
è chiaro il sintomo di ritenersi intoccabile. Al di sopra dei comuni cittadini.
Una critica alla sua persona fatta anche in buona fede, la ritiene come una
questione di lesa maestà.
Per cui, calma
e gesso Luca Ciriani. Non sei il Padreterno. Sei un ministro e devi accettare
queste quisquilie come cose normali per uno che fa il tuo mestiere. Querelare
un comune cittadino perché questi può aver trasceso con qualche parola su
Facebook, mi pare un esempio di scarso senso di democrazia.
A me pare,
caro Luca Ciriani, che tu sia entrato mani e piedi nella sindrome del marchese
del Grillo: “Io so io e voi non siete un cazzo”.
1 commento:
👍👍👍
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