giovedì 19 febbraio 2026

Board of Peace e l'Italia

Oggi il ministro Tajani è a Washington per il primo incontro  del Board of Peace voluto da Trump. L’Italia partecipa come osservatore non avendo sottoscritto l’adesione al Board. La motivazione adottata da Meloni è: l’articolo 11 della Costituzione non ce lo permette. Per cui se la ns. Costituzione lo permettesse, la premier sarebbe entrata in questa associazione pagando una fiche di un miliardo. Ma per altre situazioni emergenziali che sono tante, non ci sono soldi! E tutto questo per compiacere il boss americano. Purtroppo, come ripeto spesso: la serva serve.

Comunque Tajani ha forzato dicendo in Parlamento che l’Italia andrà a questo primo incontro solo come osservatore, ma questo ruolo non è previsto nello statuto del Board. Infatti non si fa menzione, si parla di membri effettivi, con o senza diritto di voto. Per cui o sei dentro il Board o sei fuori. Alcuni ritengono che il Board è nato su un’iniziativa dell’Onu, quando c’erano solo i 20 punti del piano di pace per Gaza. Al paragrafo 9 si nominava il Board senza però descriverne la sua caratteristiche istituzionali. Insomma, il Board of Peace così com’è strutturato, è una creatura del Boss di Washington che si è pure autoeletto presidente a vita come il Papa.

Quindi andare a questa riunione a Washington è sicuramente costata all’erario, ma, come scrive Travaglio, è come pagare il biglietto d’ingresso in un club di scambisti per poi fare il guardone dal buco della serratura: pagare ma non trombare.

Geniale.






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