Oggi il
ministro Tajani è a Washington per il primo incontro del Board of Peace voluto da Trump. L’Italia
partecipa come osservatore non avendo sottoscritto l’adesione al Board. La
motivazione adottata da Meloni è: l’articolo 11 della Costituzione non ce lo
permette. Per cui se la ns. Costituzione lo permettesse, la premier sarebbe
entrata in questa associazione pagando una fiche di un miliardo. Ma per altre
situazioni emergenziali che sono tante, non ci sono soldi! E tutto questo per compiacere
il boss americano. Purtroppo, come ripeto spesso: la serva serve.
Comunque
Tajani ha forzato dicendo in Parlamento che l’Italia andrà a questo primo
incontro solo come osservatore, ma questo ruolo non è previsto nello statuto
del Board. Infatti non si fa menzione, si parla di membri effettivi, con o
senza diritto di voto. Per cui o sei dentro il Board o sei fuori. Alcuni
ritengono che il Board è nato su un’iniziativa dell’Onu, quando c’erano solo i
20 punti del piano di pace per Gaza. Al paragrafo 9 si nominava il Board senza
però descriverne la sua caratteristiche istituzionali. Insomma, il Board of
Peace così com’è strutturato, è una creatura del Boss di Washington che si è
pure autoeletto presidente a vita come il Papa.
Quindi
andare a questa riunione a Washington è sicuramente costata all’erario, ma,
come scrive Travaglio, è come pagare il biglietto d’ingresso in un club di
scambisti per poi fare il guardone dal buco della serratura: pagare ma non
trombare.
Geniale.
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