Nei decenni scorsi ho aderito all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Sono stato anche segretario regionale per quel partito. Ne sono uscito anni fa sbattendo la porta perché IDV era diventato altro, e secondo il mio punto di vista, in maniera molto negativa. Ora trovo Di Pietro che si sta battendo per il Sì al referendum sulla giustizia assieme a dei personaggi che un tempo non avrebbe preso nemmeno un caffè assieme. Ne cito uno: Totò Cuffaro, attualmente agli arresti domiciliari in un’inchiesta per corruzione, falso e turbativa d’asta, dopo aver scontato 7 anni di carcere per favoreggiamento a Cosa Nostra. Ora da capo della riedizione siciliana della Democrazia Cristiana, sta facendo campagna elettorale per il Sì.
Incredibile,
dai domiciliari!
Mi chiedo: ma
cosa è successo di così grave a Di Pietro per trovarsi senza imbarazzo gomito a
gomito con soggetti simili per lo stesso obiettivo? Io penso che l’anonimato
cui era entrato dopo le glorie passate, lo abbiano spinto a prendere questa
decisione di appoggiare il Sì, e così ritornare in auge spinto da personaggi
che in passato lo hanno sputtanato in tutte le maniere. Io non credo che il Di
Pietro che ho conosciuto quando facevo politica attiva con lui, avrebbe
sostenuto questa posizione in cui prima o poi la magistratura inquirente
passerà sotto il dominio della politica, e la razza padrona, politica e quella
dei colletti bianchi, godrà di una sostanziale impunità.
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