venerdì 13 febbraio 2026

La sagra delle facce di bronzo

Marina Berlusconi è a capo della più grande casa editrice europea, la Mondadori e siede su quella poltrona perché suo padre Silvio attraverso dei suo avvocati ha corrotto i giudici che dovevano decidere la proprietà tra De Benedetti e il Caimano. Ora ha rilasciato un’intervista dove dichiara di schierarsi per il Sì al prossimo referendum. Tra le varie cose ha parlato della sua scelta di: “(voto Sì) non per il cognome che porto, né per spirito di parte, ma perché è la cosa giusta”. E poi continua: (Nessuna) “rivalsa per l’inaccettabile persecuzione giudiziaria subita  dal padre”. Per poi proseguire: “C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a far danni, la giustizia è condizionata da un vergognoso mercato delle nomine”. Io penso che con queste frasi la Berlusconi dovrebbe vincere il premio come miglior faccia di bronzo italiana.

Ecco cosa scrive Travaglio in un suo editoriale sul Fatto Quotidiano.

“C’era una volta un giudice della Corte d’appello civile di Roma, Vittorio Metta, intimo di Cesare Previti, amico e avvocato di Silvio Berlusconi, che in due mesi (novembre 1990- gennaio ’91) scrisse sentenze miliardarie : la prima condannò la banca pubblica Imi, cioè dello Stato, a versare 1000 (mille) miliardi di lire al petroliere andreottiano Nino Rovelli; la seconda annullò il “lodo Mondadori” e sfilò il colosso editoriale a De Benedetti per consegnarlo a Berlusconi. Rovelli e Berlusconi avevano la fortuna di disporre i tre avvocati, Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora che tenevano a libro paga Metta e altri giudici: le sentenze di Metta le compravano e le scrivevano pure. Di quella su Imi –Sir, decisa dopo che Metta aveva iniziato a versare in contanti 270 milioni sul suo conto, furono trovate alcune minute scritte a mano con grafia diversa da quella del giudice, che si era limitato a copiarle. Di quella su Mondadori i suoi legali esibirono con un clamoroso autogol una copia diversa dall’originale. E si scoprì che era stata depositata il 15-1-91, il giorno dopo la decisione in camera di consiglio: 168 pagine manoscritte in meno di 24 ore, un record mondiale ( Metta impiegava 2-3 mesi anche per verdetti molto brevi). Un mese dopo, il 14-2 dalle casse All Iberian ( cassaforte estera dei fondi neri Fininvest), partì un bonifico di 3,036 miliardi di lire al conto svizzero Mercier di Previti. Che il 26-2 girò 1,5 miliardi al conto Careliza Trade di Acampora. Che l’1-10 bonificò 425 milioni a Previti, il quale li dirottò in due tranche (l’11-11 e il 16-10 sul conto Pavoncella di Pacifico. Che il 15 e il 17 -10 prelevò 400 milioni in contanti e li recapitò a Metta. Che si comprò una Bmw, acquistò e ristrutturò un appartamento per la figlia Sabrina, poi gettò la toga e divenne avvocato. Indovinate un po’ dove? Nello studio di Previti. Tre anni dopo, Previti divenne senatore e ministro della Difesa del governo Berlusconi (che lo voleva alla Giustizia, ma Scalfaro disse no). Poi fu condannato definitivamente a 7 anni e 6 mesi per la corruzioni giudiziarie con Metta, Acampora, Pacifico e gli eredi Rovelli. La Fininvest dovette risarcire De Benedetti per lo scippo della Mondadori con 540 milioni di euro e il giudice che la condannò in primo grado, Raimondo Mesiano, fu linciato da Canale 5 per i suoi calzini turchesi. Ora la presidente di Mondadori, cioè della refurtiva, parla temerariamente di “mercato vergognoso” e vuol separare i giudici dai pm per renderli “terzi”.

Ma basta separarli dai conti svizzeri della famiglia”.

Non serve aggiungere altro!

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