Marina Berlusconi è a capo della più grande casa editrice europea, la Mondadori e siede su quella poltrona perché suo padre Silvio attraverso dei suo avvocati ha corrotto i giudici che dovevano decidere la proprietà tra De Benedetti e il Caimano. Ora ha rilasciato un’intervista dove dichiara di schierarsi per il Sì al prossimo referendum. Tra le varie cose ha parlato della sua scelta di: “(voto Sì) non per il cognome che porto, né per spirito di parte, ma perché è la cosa giusta”. E poi continua: (Nessuna) “rivalsa per l’inaccettabile persecuzione giudiziaria subita dal padre”. Per poi proseguire: “C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a far danni, la giustizia è condizionata da un vergognoso mercato delle nomine”. Io penso che con queste frasi la Berlusconi dovrebbe vincere il premio come miglior faccia di bronzo italiana.
Ecco cosa
scrive Travaglio in un suo editoriale sul Fatto
Quotidiano.
“C’era una volta un giudice della
Corte d’appello civile di Roma, Vittorio Metta, intimo di Cesare Previti, amico
e avvocato di Silvio Berlusconi, che in due mesi (novembre 1990- gennaio ’91)
scrisse sentenze miliardarie : la prima condannò la banca pubblica Imi, cioè dello
Stato, a versare 1000 (mille) miliardi di lire al petroliere andreottiano Nino
Rovelli; la seconda annullò il “lodo Mondadori” e sfilò il colosso editoriale a
De Benedetti per consegnarlo a Berlusconi. Rovelli e Berlusconi avevano la
fortuna di disporre i tre avvocati, Previti, Attilio Pacifico e Giovanni
Acampora che tenevano a libro paga Metta e altri giudici: le sentenze di Metta
le compravano e le scrivevano pure. Di quella su Imi –Sir, decisa dopo che
Metta aveva iniziato a versare in contanti 270 milioni sul suo conto, furono
trovate alcune minute scritte a mano con grafia diversa da quella del giudice,
che si era limitato a copiarle. Di quella su Mondadori i suoi legali esibirono
con un clamoroso autogol una copia diversa dall’originale. E si scoprì che era
stata depositata il 15-1-91, il giorno dopo la decisione in camera di
consiglio: 168 pagine manoscritte in meno di 24 ore, un record mondiale ( Metta
impiegava 2-3 mesi anche per verdetti molto brevi). Un mese dopo, il 14-2 dalle
casse All Iberian ( cassaforte estera dei fondi neri Fininvest), partì un
bonifico di 3,036 miliardi di lire al conto svizzero Mercier di Previti. Che il
26-2 girò 1,5 miliardi al conto Careliza Trade di Acampora. Che l’1-10 bonificò
425 milioni a Previti, il quale li dirottò in due tranche (l’11-11 e il 16-10 sul
conto Pavoncella di Pacifico. Che il 15 e il 17 -10 prelevò 400 milioni in
contanti e li recapitò a Metta. Che si comprò una Bmw, acquistò e ristrutturò
un appartamento per la figlia Sabrina, poi gettò la toga e divenne avvocato.
Indovinate un po’ dove? Nello studio di Previti. Tre anni dopo, Previti divenne
senatore e ministro della Difesa del governo Berlusconi (che lo voleva alla
Giustizia, ma Scalfaro disse no). Poi fu condannato definitivamente a 7 anni e
6 mesi per la corruzioni giudiziarie con Metta, Acampora, Pacifico e gli eredi
Rovelli. La Fininvest dovette risarcire De Benedetti per lo scippo della
Mondadori con 540 milioni di euro e il giudice che la condannò in primo grado,
Raimondo Mesiano, fu linciato da Canale 5 per i suoi calzini turchesi. Ora la
presidente di Mondadori, cioè della refurtiva, parla temerariamente di “mercato
vergognoso” e vuol separare i giudici dai pm per renderli “terzi”.
Ma basta separarli dai conti svizzeri
della famiglia”.
Non serve
aggiungere altro!
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