Meloni è una bugiarda seriale e ne ho le prove. Per cercare di vincere il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e ingannare i gonzi, è capace di mentire sapendo di mentire.
Ecco due
esempi.
Il primo
riguarda l’algerino irregolare, Redouane Laaleg. Il giudice ha condannato lo Stato a pagargli 700
euro di danni. Meloni dopo la sentenza se l’è presa con questo giudice sparando
la solita litania che è un giudice rosso politicizzato. Ecco in breve la storia
di questo processo. Questo algerino è stato 11 volte arrestato, 23 volte
condannato e due volte espulso per “pericolosità sociale”. Ma in realtà questo
algerino non si è mai mosso dall’Italia, anche se nessun giudice ha vietato di
espellerlo dal Paese. Per cui è il governo che non lo ha espulso. A questo
Redouane Laaleg è stato comunicato che sarà trasferito a Brindisi. Mentre poi
lo hanno portato nel centro in Albania. Ma per rimpatriare un irregolare
bisogna essere in Italia. E così il suo avvocato ha chiesto al giudice Bile (ex
consulente di Berlusconi) e ottenuto anche un risarcimento danni per i giorni
che ha dovuto passare nel centro albanese mentre gli avevano comunicato che la
destinazione era Brindisi. Chi ha sbagliato in questa faccenda? E’ evidente, il
governo Meloni che non ha riportato in Algeria l’extracomunitario dopo due
sentenze di espulsione.
Il secondo
riguarda la sentenza del tribunale civile, ripeto civile, di Palermo in cui lo
Stato ha dovuto risarcire per un totale di 90mila euro, la nave dell’ong Sea
Watch, al risarcimento per il sequestro della nave capitanata dalla tanto
vituperata Carola Rakete, colpevole di
aver salvato vite umane nel Canale di Sicilia. Nel 2019, contro il divieto del
Viminale, la SeaWach per entrare in porto con i migranti, speronò pure una
motovedetta della GdF.
E qui la
Meloni, Salvini e altri del cucuzzaro di destra, si sono superati gridando allo scandalo: una nave che
entra prepotentemente in un porto cui non era consentito entrare, non solo non
è stata condannata, ma lo Stato italiano deve risarcire con moneta sonante la
Sea Wach dopo lo speronamento al mezzo della GdF. Ecco come sono andate le cose
per avere questo risultato. La sentenza non entra nel merito del fatto e non
cita neanche lo speronamento. E’ un tribunale civile! Entra nel fermo della
nave e il giudice non dice che era illegittimo. Ma qui casca l’asino. SeaWach
fa ricorso contro il sequestro al prefetto di Agrigento che, non ha replicato dopo
10 giorni come impone la legge per confermare o revocare il fermo. E così quei
10 giorni di silenzio - assenso hanno reso nullo il fermo. Ma la nave invece
restò bloccata in porto per due mesi. E così il giudice ha sentenziato che lo
Stato, (per sua mancanza) deve risarcire questi 60 giorni di fermo non
dovuti se il prefetto agrigentino avesse risposto alla Seawach nei 10 giorni
previsti dalla legge.
Questi sono
i fatti nudi e crudi. I fatti sono così lineari nel suo svolgimento che serve
una buona disonestà intellettuale per gridare allo scandalo. Cosa centrino
queste due sentenze per gridare che se vincesse il Sì al referendum, questo non
avverrebbe, è una presa per i fondelli. Serve solo a imbrogliare i creduloni.
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