domenica 22 febbraio 2026

Nicola Gratteri: un eroe

Ecco chi è Nicola Gratteri, oggi procuratore capo a Napoli, la più grande Procura italiana. Gratteri è stato violentato dai politicanti di destra che sostengono Meloni e anche da alcuni di sinistra e dalla stragrande maggioranza dei media, che hanno volutamente travisato una sua intervista, perché sostenitore del No al referendum. Una cosa indegna in uno Stato mediamente civile. Comunque lui ha risposto che: “Il senso della paura l’ho superato 35 anni fa. Non è con questi attacchi e con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che mi si mette a tacere”.

Ora sono state rese pubbliche delle intercettazioni della ‘ndrangheta su Gratteri e si capisce il perché non abbia paura di questi attacchi strumentali del potere politico.

Ecco il testo di una intercettazione telefonica registrata a Siderno (Calabria) nell’agosto del 2024 tra Frank Albanese, elemento importante della ‘ndrangheta negli Usa e nelle sue articolazioni in Canada che rappresenta la “famiglia” mafiosa di Siderno, mentre stava in vacanza e uno zio materno tale, Frank Jr. Archino.

Ecco cosa discutevano tra loro di Gratteri.

Archino, che non è indagato, chiama Albanese: “Dopo Falcone e Borsellino ne è uscito fuori un altro, anche molto bravo”. “Questo magistrato qui, era di qua, di questa zona (è nato in un comune vicino). Nicola Gratteri è sempre sul telegiornale”. “Dicono che era pure un figlio di puttana!”. “Si il peggiore che abbiamo!”. “Si dicevano che lui era peggio di Borsellino e Falcone”. La conversazione continua: “Lui  (Gratteri) era a Locri, poi da li è andato a Reggio, poi da Reggio a Catanzaro”. Poi Archino lo interrompe chiedendo: “E’ ancora vivo o morto?”. “No è ancora vivo e adesso lo hanno mandato a Napoli”.

Per cui faccio una semplice riflessione: per le minacce di morte ricevute dalla ‘ndrangheta, vive dal 1989 con la scorta di massima sicurezza prevista. Ma finché rimane vivo, per questo potere politico e non solo, è un uomo da evitare come la peste e serve sputtanarlo più che si può.  Se invece muore in un attentato per mano della ‘ndrangheta, molto probabilmente vedremmo questi sepolcri imbiancati piangere sulla sua bara.

E’ già avvenuto sia con Falcone che con Borsellino che da vivi non erano poi molto amati dalla razza padrona, ma dopo che sono stati massacrati dalla mafia e anche da altri poteri, ora vengono venerati come eroi. Ma io penso che non debbano essere ammazzati per capire il loro valore.

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