Che Salvini sia un cazzaro lo ha stabilito anche la Cassazione. Per cui le sue dichiarazioni si devono prendere con le molle. Ma il caso del parco di Rogoredo a Milano ha superato i limiti della decenza istituzionale. Salvini è un ministro ed è vicepresidente del Consiglio dei ministri. Una istituzione. Non è un passante.
Ecco cosa
disse a caldo dopo l’uccisione dello spacciatore algerino al parco di Rogoredo
da parte di un poliziotto: “Il poliziotto
ha fatto solo il proprio dovere”; “Sono dalla parte del poliziotto, senza se e
senza ma”; “Più legittima difesa di così, mi dispiace che il pm abbia aperto un
fascicolo odioso per omicidio volontario”. Nell’ultimo pacchetto sicurezza
approvato dal governo con un decreto legge, era previsto, ma poi è stato
stralciato uno scudo penale per gli agenti e a questo riguardo, sempre il
Nostro aveva dichiarato prima che venisse depennato: “Abbiamo previsto una norma che eviti che gli agenti vengano
automaticamente indagati dopo essersi difesi. Io sto col poliziotto”. E
ritornando sul caso del parco milanese a margine di un incontro in Alto Adige
ribadì il concetto: “Il poliziotto ha
fatto solo il suo dovere”. In un convegno a Montecitorio sparò: “Tutela legale (dello Stato ndr) perché uno non può essere iscritto
automaticamente nel registro degli indagati se si difende facendo il suo
lavoro. Oltretutto ritengo veramente ingenerosa, gratuita eccessiva
l’iscrizione per omicidio volontario di un agente che ha reagito peraltro di
notte nel “bosco della droga” a decine di metri di distanza sparando un solo
colpo. Più legittima difesa di così”. “E mi spiace che quel pubblico ministero
abbia aperto un fascicolo odioso per omicidio volontario, come se quell’agente
avesse sparato per uccidere”.
Dopo questo
florilegio di frasi a vanvera, ecco che stanno emergendo dalle indagini del pm
sul fattaccio del parco di Rogoredo, prove che lo spacciatore non aveva nessuna
pistola, né finta né vera e che il poliziotto che ha sparato a sangue freddo
voleva ucciderlo. Sulla pistola finta non ci sono le impronte dell’algerino e
molto probabilmente quella pistola è stata messa vicino al suo corpo da lui o
da altri poliziotti che erano assieme, per inscenare un delitto per legittima
difesa.
Ora il
nostro eroe, dopo le indagini del pm, ad un giornalista che gli chiedeva cosa
ne pensasse delle novità emerse dalle indagini dice che: “Non parlo di cose che non so”.
Fosse vero.
Se Salvini
fosse un passante, faremmo un’alzata di spalle di commiserazione e finisce lì. Ma è un uomo
delle istituzioni potente e quello che dice hanno un peso nella nostra società,
ma purtroppo questo è il livello della classe politica che ci governa.
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