martedì 24 febbraio 2026

Salvini chiedi scusa

Che Salvini sia un cazzaro lo ha stabilito anche la Cassazione. Per cui le sue dichiarazioni si devono prendere con le molle. Ma il caso del parco di Rogoredo a Milano ha superato i limiti della decenza istituzionale. Salvini è un ministro ed è vicepresidente del Consiglio dei ministri. Una istituzione. Non è un passante.

Ecco cosa disse a caldo dopo l’uccisione dello spacciatore algerino al parco di Rogoredo da parte di un poliziotto: “Il poliziotto ha fatto solo il proprio dovere”; “Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma”; “Più legittima difesa di così, mi dispiace che il pm abbia aperto un fascicolo odioso per omicidio volontario”. Nell’ultimo pacchetto sicurezza approvato dal governo con un decreto legge, era previsto, ma poi è stato stralciato uno scudo penale per gli agenti e a questo riguardo, sempre il Nostro aveva dichiarato prima che venisse depennato: “Abbiamo previsto una norma che eviti che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi. Io sto col poliziotto”. E ritornando sul caso del parco milanese a margine di un incontro in Alto Adige ribadì il concetto: “Il poliziotto ha fatto solo il suo dovere”. In un convegno a Montecitorio sparò: “Tutela legale (dello Stato ndr) perché uno non può essere iscritto automaticamente nel registro degli indagati se si difende facendo il suo lavoro. Oltretutto ritengo veramente ingenerosa, gratuita eccessiva l’iscrizione per omicidio volontario di un agente che ha reagito peraltro di notte nel “bosco della droga” a decine di metri di distanza sparando un solo colpo. Più legittima difesa di così”. “E mi spiace che quel pubblico ministero abbia aperto un fascicolo odioso per omicidio volontario, come se quell’agente avesse sparato per uccidere”.

Dopo questo florilegio di frasi a vanvera, ecco che stanno emergendo dalle indagini del pm sul fattaccio del parco di Rogoredo, prove che lo spacciatore non aveva nessuna pistola, né finta né vera e che il poliziotto che ha sparato a sangue freddo voleva ucciderlo. Sulla pistola finta non ci sono le impronte dell’algerino e molto probabilmente quella pistola è stata messa vicino al suo corpo da lui o da altri poliziotti che erano assieme, per inscenare un delitto per legittima difesa.

Ora il nostro eroe, dopo le indagini del pm, ad un giornalista che gli chiedeva cosa ne pensasse delle novità emerse dalle indagini dice che: “Non parlo di cose che non so”.

Fosse vero.

Se Salvini fosse un passante, faremmo un’alzata di spalle di  commiserazione e finisce lì. Ma è un uomo delle istituzioni potente e quello che dice hanno un peso nella nostra società, ma purtroppo questo è il livello della classe politica che ci governa.

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