domenica 22 marzo 2026

Due povere indigenti

Una signora che vive a Lomazzo in provincia di Como, la 67enne Juna Scafetta invalida all’80% e una pensione sociale di 630 euro, dovrà pagare a Daniela Santanchè, 58mila euro per averla insultata in un post.

Tutto nasce la vigila di Natale dello scorso anno in cui la Santanchè con pelliccia e colbacco di ordinanza, augurava da Cortina buone feste a chi lavora. Sul post è partita una valanga di insulti diretti alla ministra. E qui, come scrive sul Fatto Thomas Mackinson, Santanchè ha dato mandato ad un avvocato famoso per essere capace di “monetizzare” l’odio social passando in rassegna i vecchi post e inviando le raccomandate agli autori, con gli inviti a pagare i danni pena il trascinamento in un processo per diffamazione. Tra questi c’è la nostra Juna che, dopo aver visto gli auguri da Cortina della Santanchè, ha scritto di getto: “Ma vai a fanculo faccia di merda”.

Dopo aver ricevuto la raccomandata, la signora quasi sviene: “Ho cominciato a tremare e piangere. Non sapevo cosa fare. Abito in una casa popolare, vivo con 630 euro di pensione, da me cosa possono prendere?”. E a proposito della frase incriminata la signora ha spiegato che “quando ho visto che faceva gli auguri, ma non pagava i dipendenti, sfoggiando vestiti da mille euro, ho visto nero e ho scritto mossa dalla rabbia”. Ora l’indigente querelata può far valere l’attenuante della provocazione. Ma poi c’è l’altra parte della storia che fa incazzare anche il sottoscritto. Nel 2015, scrive sempre Mackinson, la Santanchè venne condannata a risarcire l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia per averle definite in Tv “organizzazione integralista”. Lei rispose arrogantemente: “Mi pignorino anche lo stipendio, non pagherò mai”. Ma poi su suo ordine fece scrivere dai suoi legali in gran silenzio, di “essere in gravi difficoltà economiche”. E così il giudice le accordò di saldare i restanti 14.146 euro in 18 comode rate da 786 euro mensili. In quel momento Santanchè era parlamentare, aveva un’azienda quotata in borsa, azioni del Twiga e una villa di proprietà a Milano di 980 metri quadri, con sauna, piscina in madreperla e servitù. E si è fatta passare per una persona indigente!

Certo la signora Scafetta ha sbagliato, non si offende in modo così sguaiato nessuno, ma io penso che la Santanchè se ha ancora un briciolo di umanità dovrebbe “perdonarla”. Ed è pure una sua collega visto che ha chiesto ad un tribunale di essere come lei in “gravi difficoltà economiche”. Praticamente sono simili: due povere indigenti.

AL REFERENDUM VOTATE NO!

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