mercoledì 4 marzo 2026

La politica deve essere un servizio

Oggi voglio parlare di me di quando ho cominciato a “fare” politica attiva. Era la prima Repubblica. Mi avvicinai ai radicali di Pannella perché era contro la “Partitocrazia”, un termine che lui inventò. Erano i primi anni ottanta chiamai la sede di Roma del partito che mi indirizzò dalla responsabile locale che al tempo era Dora Pezzilli. E così è cominciata la mia piccola storia politica attiva, comunque sempre con partiti minori.

La partitocrazia era ed è tuttora un cancro del mondo politico. E’ contro il merito. Quello che conta è la fedeltà al partito che poi ti nomina come proprio rappresentante nelle società pubbliche e non solo. Anche se non conosci la materia cui opera l’azienda, il partito comunque ti ha assegnato in quel ruolo, perché nella spartizione del potere quella poltrona spettava al partito. Che tu sia capace oppure no, la poltrona comunque ti viene assegnata con le relative prebende. I Comuni, le Regioni, lo Stato hanno decine di migliaia di ruoli pubblici da distribuire, le quali sono assegnate ai loro uomini in proporzione al peso elettorale. Per cui possiamo trovare un architetto che dirige una struttura sanitaria, oppure che un esperto commerciale occupi un ruolo all’interno di un consiglio di amministrazione di una autostrada di cui la regione è proprietaria, anche se probabilmente non ne capisce nulla. Ecco un caso recente di partitocrazia.

Silvano Moffa ha 75 anni, una vita nell’Msi ed ex Alleanza Nazionale. Ha fatto sette anni il deputato, per un anno il sottosegretario e per cinque anni il presidente della provincia di Roma. Ora è consigliere politico di Francesco Rocca, presidente del Lazio di FdI. Dopo aver svolto per un anno e mezzo questo ruolo a titolo gratuito, ora Rocca ha istituito un ufficio creato per Moffa che ha chiamato: “Servizio territoriale e la Cooperazione istituzionale”. Qualsiasi cosa voglia dire. Con questo incarico, Moffa incassa 70mila euro annui, che vanno aggiunti al vitalizio maturato prima del 2012. Ecco questo è un caso classico di partitocrazia: “dobbiamo dare un ruolo importante ad un uomo che ha sempre servito fedelmente il partito”, questa è la riflessione che fanno questi politicanti.

Questa è la politica che ho sempre combattuto.

Comunque, per quel che vale, con la “politica” personalmente non ho occupato nessun ruolo di nomina pubblica. Durante il mio percorso politico, sono stato un tempo anche responsabile regionale di Italia dei Valori, ho pagato i costi che questo ruolo comportava con spostamenti e altro di tasca mia. Ricordo che riflettevo su questo: se mi piacesse il nuoto, dovrei pagare la piscina, se mi piacesse il tennis dovrei pagare, per cui a me piaceva seguire e fare politica attiva e quindi era giusto che pagassi le spese di tasca mia.

E questo non è secondario, nessuno di coloro che mi hanno conosciuto nella mia vita politica possono smentirmi.

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