Oggi voglio parlare di me di quando ho cominciato a “fare” politica attiva. Era la prima Repubblica. Mi avvicinai ai radicali di Pannella perché era contro la “Partitocrazia”, un termine che lui inventò. Erano i primi anni ottanta chiamai la sede di Roma del partito che mi indirizzò dalla responsabile locale che al tempo era Dora Pezzilli. E così è cominciata la mia piccola storia politica attiva, comunque sempre con partiti minori.
La
partitocrazia era ed è tuttora un cancro del mondo politico. E’ contro il
merito. Quello che conta è la fedeltà al partito che poi ti nomina come proprio
rappresentante nelle società pubbliche e non solo. Anche se non conosci la
materia cui opera l’azienda, il partito comunque ti ha assegnato in quel ruolo,
perché nella spartizione del potere quella poltrona spettava al partito. Che tu
sia capace oppure no, la poltrona comunque ti viene assegnata con le relative
prebende. I Comuni, le Regioni, lo Stato hanno decine di migliaia di ruoli
pubblici da distribuire, le quali sono assegnate ai loro uomini in proporzione
al peso elettorale. Per cui possiamo trovare un architetto che dirige una struttura
sanitaria, oppure che un esperto commerciale occupi un ruolo all’interno di un
consiglio di amministrazione di una autostrada di cui la regione è proprietaria,
anche se probabilmente non ne capisce nulla. Ecco un caso recente di
partitocrazia.
Silvano
Moffa ha 75 anni, una vita nell’Msi ed ex Alleanza Nazionale. Ha fatto sette
anni il deputato, per un anno il sottosegretario e per cinque anni il presidente
della provincia di Roma. Ora è consigliere politico di Francesco Rocca,
presidente del Lazio di FdI. Dopo aver svolto per un anno e mezzo questo ruolo
a titolo gratuito, ora Rocca ha istituito un ufficio creato per Moffa che ha
chiamato: “Servizio territoriale e la Cooperazione istituzionale”. Qualsiasi
cosa voglia dire. Con questo incarico, Moffa incassa 70mila euro annui, che
vanno aggiunti al vitalizio maturato prima del 2012. Ecco questo è un caso
classico di partitocrazia: “dobbiamo dare un ruolo importante ad un uomo che ha
sempre servito fedelmente il partito”, questa è la riflessione che fanno questi
politicanti.
Questa è la
politica che ho sempre combattuto.
Comunque,
per quel che vale, con la “politica” personalmente non ho occupato nessun ruolo
di nomina pubblica. Durante il mio percorso politico, sono stato un tempo anche
responsabile regionale di Italia dei Valori, ho pagato i costi che questo ruolo
comportava con spostamenti e altro di tasca mia. Ricordo che riflettevo su
questo: se mi piacesse il nuoto, dovrei pagare la piscina, se mi piacesse il
tennis dovrei pagare, per cui a me piaceva seguire e fare politica attiva e
quindi era giusto che pagassi le spese di tasca mia.
E questo non
è secondario, nessuno di coloro che mi hanno conosciuto nella mia vita politica
possono smentirmi.
Nessun commento:
Posta un commento