Si definiscono garantisti, in realtà vogliono l’impunità.
Ecco alcune riforme sulla giustizia che Meloni e il suo ministro della (in) Giustizia, Nordio, vorrebbero fare.
Eliminare la norma che consente di utilizzare in una seconda inchiesta le intercettazioni effettuate per la prima. Per cui le procure che stanno intercettando per un reato e vengono attraverso esse a conoscenza di uno nuovo, dovranno iniziare un’altra indagine e partire da capo. Quindi se intercetti una persona per un omicidio e durante le intercettazioni scopri che questo sta preparando un altro reato, la seconda intercettazione non è valida ai fini di un processo.
Il procuratore dell’antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo ha scritto una lettera alla presidente della Commissione Antimafia Colosimo, in cui lancia l'allarme che questa riforma sarebbe “oltremodo grave e allarmante”. Ha poi elencato i reati che verrebbero travolti, come il traffico di rifiuti, lo scambio elettorale mafioso, il riciclaggio, i reati finanziari, societari e fiscali. Come si può comprendere sono reati dei colletti bianchi, della casta padrona.
Dopo la presa di posizione di Melillo su questa porcheria, il vicepresidente del M5S Patuanelli ha dichiarato: “Dopo la lettera di Melillo, mi auguro che Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più il nome di Borsellino”.
E questi impuniti hanno in serbo anche una stretta anti giudici e anti giornalisti.
Infatti ipotizzano multe fino a 100mila euro per chi pubblica gli atti di un procedimento penale. Le intercettazioni fino alla sentenza di primo grado non possono essere pubblicate anche se depositate e quindi pubbliche. Addirittura Pittalis di FI vuole prevedere. “nel corso delle indagini preliminari e fino al deposito della sentenza di primo grado, il giornalista sia punito con la reclusione da uno e cinque anni se rivela o pubblica conversazioni o immagini relative a intercettazioni di un procedimento penale”. Oggi e punito con un anno se rivela notizie segrete, ripeto, segrete. Mentre se a tradire il segreto è un pubblico ufficiale la pena arriva a cinque.
Chi pubblica atti di un procedimento penale, l’ammenda prevista che ora va da 51 euro a 258, dopo passerebbe da 10mila a 100mila. E poi, il divieto di pubblicare “in modo parziale, per riassunto o nel contenuto su qualsiasi mezzo di informazione, documenti o atti che contengono dati sul traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino al deposito della sentenza di primo grado”. Per cui con i tempi della nostra giustizia parliamo di anni per conoscere i fatti.
E poi il costo delle intercettazioni, Nordio ha tuonato che sono costate nel 2025 300milioni di euro e vorrebbe che fossero tagliate. Io mi domando: Possibile che un ministro che dovrebbe perseguire i delinquenti, voglia togliere una della armi più potenti dei magistrati? Certo che si, vuole l’impunità dei potenti perché, non dimentichiamolo, in Parlamento quest’uomo è quello che sulla corruzione si è inventato: “la modica quantità di mazzetta!!”
Io penso che questo governo se ne debba andare il più presto possibile e se alle nuove elezione vincesse il campo progressista, nel programma tra i primi provvedimenti si devono cassare tutte le leggi prodotte da Meloni e Nordio. E questo programma, secondo il mio parere, sarebbe un prova per quel fantomatico “centro”, vedi Renzi, che dovrebbe accettare per rientrare nell’alveo del centro sinistra.
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