giovedì 14 maggio 2026

La tecnica del gatto morto

Tutti parlano di Garlasco. Ormai nei talk show, nei Tg, sui quotidiani ogni santo giorno ci fanno vedere e sentire delle intercettazioni del condannato, dell’indagato e pure dei genitori della povera ragazza uccisa.

Quello che però mi lascia inorridito è il rovesciamento rispetto alle intercettazioni telefoniche dei giornali e talk show di destra che, dopo aver fatto campagne contro le “barbarie delle intercettazioni” degli indagati, ora parlano e pubblicano i virgolettati delle intercettazioni con un gusto macabro.

Libero, il Giornale, il Dubbio, la Verità, il Foglio, il Riformista eccetera, ora sono pieni dei discorsi captati tra i vari personaggi di questa tragica storia. Non si fanno nessun scrupolo nel pubblicarli. Addirittura hanno già il colpevole: è Andrea Sempio l’indagato, mentre il condannato Alberto Stasi è innocente.

E allora mi faccio la domanda: se al posto di Sempio ci fosse un parlamentare questi pennivendoli scriverebbero le stesse cose? Oppure direbbero che fino alla sentenza definitiva tutti sono “non colpevoli”? E poi, chi osasse pubblicare solo una piccola parte delle intercettazioni sarebbero contro la privacy, sarebbero additati come dei forcaioli, mentre "loro" sono garantisti per antonomasia.

E poi un’altra considerazione.

Questa mania collettiva su questo caso, secondo me, è costruita per far dimenticare gli orrori che vediamo nel mondo. Ci fanno dimenticare Gaza, Ucraina, Iran e la grave crisi politica ed economica che sta attraversando il Paese.

Come scrive Simona Ruffino, è la tecnica del “gatto morto”.

Se stai compiendo un illecito o se un dato economico ti sta mettendo all’angolo, getta un gatto morto sul tavolo imbandito dell’opinione pubblica. Tutti smetteranno di mangiare, si distrarranno e inizieranno a indignarsi per il gatto. La politica nel mondo e in Italia oggi è un cimitero di gatti morti. Mentre siamo impegnati a commentare quello che ci viene messo sotto gli occhi guardando dal buco della serratura, non vediamo l’elefante invisibile che occupa la stanza

Tutto serve a farci spostare lo sguardo.

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