martedì 7 luglio 2026

Conte, il pericolo numero uno

Per capire chi è l’uomo politico che fa più paura a questa destra, basta osservare ciò che scrivono i vari Libero, il Giornale e il Tempo  e le Tv al seguito, sostenitori in prima linea di Meloni & C., con una campagna denigratoria intrisa di menzogne e pubblicate con titoli a nove colonne in prima pagina, su Giuseppe Conte. Conte per questa destra è il pericolo numero uno. Se diventasse il candidato premier è l’unico che può battere questa destra meloniana. E a questo scopo Meloni ha istituito una Commissione parlamentare bicamerale per indagare sul periodo del Covid, quando Conte era presidente del Consiglio, ma creata ad arte da questa destra al potere per cercare di metterlo in croce distruggendo così la sua immagine politica. Mentre hanno tenuto fuori le Regioni che tanto avrebbero da giustificare, come quelle governate dalla destra, come Lombardia, Veneto Piemonte e Liguria, che durante il Covid non sono brillate nel contenimento della pandemia.

La realtà l’ha raccontata Marco Travaglio mettendo in fila i fatti.

Conte viene accusato di aver acquistato mascherine cinesi a prezzi fuori mercato. Nel febbraio 2020, l’inizio della pandemia, agli italiani servono milioni di mascherine al giorno e l’Italia  non ne produce. Tutta l’Europa le cerca e i prezzi vanno alle stelle. Conte nomina Arcuri commissario che si attiva subito per trovare chi le produce nel mondo e anche per allestire poi una produzione nazionale. E così Arcuri acquista 800milioni di mascherine dalla Cina che sarebbe 1/4 del nostro fabbisogno, per un costo di 10,5 miliardi di euro. Poi a fine luglio l’Italia diventa autosufficiente producendo 20 milioni di mascherine al giorno. Alcuni accusano Conte di aver acquistato dai cinesi mascherine farlocche e pericolose. Invece sono state tutte validate da Cts e Dogane. Ma la Procura di Gorizia su una denuncia anonima e con delle analisi di laboratori privati non abilitati, ne sequestrò 60 milioni perché ritenute non Ffp2. Infatti erano Kn95 protettive come le altre secondo le norme e il Cts. Per cui le analisi erano false perché usavano prove tecniche previste per le Ffp2. Fu così che il Tribunale le dissequestrò e il Gup di Roma archiviò con la formula: “Il fatto non sussiste”. Poi Conte e Arcuri furono accusati di averle pagate 2,3,4 volte i prezzi di mercato. Falso anche questo. Per Eurostat l’Italia pagò le mascherine cinesi meno della metà rispetto alla Germania e 2/3 rispetto alla Francia. Poi sempre Conte viene accusato di aver favorito il suo socio di studio avv. Di Donna. Anche questo è falso. Di Donna, docente alla Sapienza di Roma, collaborava con lo studio Alpa cui lavorava anche Conte, finché non divenne presidente del Consiglio. Da premier non ebbe nessun rapporto con lui, tant’è che Di Donna intercettato dai carabinieri concludono: “Non sono state rilevate conversazioni intrattenute dal Di Donna e l’ex presidente del Consiglio”. E anche qui il Gup archivia, non per le modifiche al traffico di influenze volute da Nordio, ma entrando nel merito. Altra accusa incredibile: “Le mascherine cinesi preferite a quelle meno care di Bianchi”. Dario Bianche è quello che viene chiamato da questa destra un supertestimone ed è ad di JC-Electronics a Colleferro, un’azienda che nel 2020 fatturava 4 milioni di euro in materiali elettrici e durante il Covid s’improvvisa importatore di mascherine a 2,20 mentre quelle cinesi costavano2,16. La Protezione civile gli fa un contratto da 22milioni di euro per 10 milioni di mascherine Kn95. In seguito il commissario Covid Arcuri, scopre che la ditta di Bianchi in tre mesi ha consegnato solo il 15% dei pezzi, in parte non validati dal Cts o importati senza permesso e quindi ha rescisso il contratto per inadempienza. Arcuri viene archiviato anche su questo punto. Ma, invece, incredibilmente il Tribunale civile di Roma riconosce a Bianchi un risarcimento di 203 milioni di euro che deve pagare l’Italia, per non aver onorato il contratto che prevedeva la consegna di 10 milioni di mascherine. A quel punto l’Avvocatura dello Stato chiede la sospensiva e appella l’incredibile verdetto. Ma prima che la corte d’Appello si pronunci, il governo Meloni fa un decreto e da 110 milioni di risarcimento a Bianchi e due giorni dopo viene firmata la transazione.

Io non sono un avvocato, ma ritengo, usando solo un minimo di logica e buonsenso, questi 110 milioni dei cittadini italiani, siano il premio per le testimonianze che Bianchi ha fatto accusando di tutto e di più Conte e Arcuri in Commissione. Come dice Travaglio, serve immediatamente una Commissione d’inchiesta sulla Commissione d’Inchiesta, per conoscere i retroscena di questi 110milioni di soldi pubblici rimborsati velocemente e di nascosto! Comunque ci sono degli esposti ai pm perché indaghino su questi milioni pubblici, senza dimenticare che questo governo non ha trovato 6 milioni per lo screening nazionale sui tumori al seno.

Ps. Meloni e i suoi chiedono a gran voce di interrogare in Commissione Conte, ma Conte per essere audito deve dimettersi da commissario. Per cui ha scritto ai presidenti di Camera e Senato che lui vuole assolutamente essere sentito per cui si dimetterebbe dal ruolo, ma poi dopo l’audizione vuole  rientrare. E pare che i due  presidenti siano d’accordo. Mentre il presidente Lisei, vista la disponibilità di Conte ha preso paura e sta tergiversando perché con la sua audizione emergerebbe con chiarezza la faziosità e la tracotanza della maggioranza di questa Commissione. Per cui rimanda l’audizione di Conte chiamando altri che non hanno nulla o poco da dire, l’importante che i giornalacci di destra possano continuare a sparare menzogne su menzogne su un personaggio che fa paura alla Meloni e a metà Pd.

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