L’Avvocatura dello Stato ci dice che è scoppiata la terza guerra mondiale!!
Dice
infatti: “Siamo nell’attuale contesto
storico-politico, in cui, com’è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale “a
pezzi” ed “ibrida” che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”.
Tutto questo
è nato dopo la controversia nata a Ravenna. Infatti la querelle è iniziata nel
2026 dalla giornalista Linda Maggiori che aveva chiesto all’Agenzia delle
Dogane di conoscere quantità e tipologie dei materiali d’armamento transitati
nel porto romagnolo nel 2025, con l’indicazione dei Paesi di provenienza e
destinazione. Una richiesta lecita di accesso civico che serve per verificare nel
rispetto della legge 185 del 1990, che disciplina e limita il commercio internazionale
di armamenti. L’Agenzia ha risposto di
no, invocando la sicurezza e le relazioni internazionali. La Maggiori ha
presentato ricorso e il 1° luglio il Tar dell’Emilia Romagna le ha dato in
parte ragione: i quantitativi devono essere comunicati, mentre possono essere
riservati i Paesi d’origine e di destinazione. Così l’Agenzia delle Dogane ha impugnato
la sentenza al Consiglio di Sato, difesa dall’Avvocatura dello Stato che scrive: “Il porto di Ravenna ha una rilevanza
militare complessiva e una strategicità nel dispositivo marittimo complessivo
della Nazione. Inoltre con la diffusione dei dati attraverso i mezzi d’informazione
permetterebbe alle potenze straniere di conoscere il ruolo strategico dello scalo.
Un rischio da scongiurare, perché sarebbe in corso una guerra mondiale ibrida
che coinvolge anche il nostro Paese”. Sembrano parole di altri tempi bui. Quindi
niente trasparenza, perché come si diceva al tempo del Duce: “Taci che il nemico ti ascolta”. Mentre
l’avvocato della Maggiore afferma che conoscere
i dati sia indispensabile per un controllo democratico come prevede la legge
185. Sostiene anche di aver documentato già nel 2025 il transito dal porto di
Ravenna di armamenti destinati ad Israele e provenienti da Repubblica Ceca e
Ungheria.
Il Consiglio
di Stato che ha discusso il ricorso presentato l’8 ottobre, deve ancora
pronunciarsi nel merito.
Stiamo
scivolando su una china molto ma molto pericolosa.
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