martedì 27 ottobre 2026

L'IA e la guerra

L’ingegnera italiana Sofia Liguori s’è licenziata da Google DeepMind, perché si vergognava di lavorare per questa azienda che opera nell’Intelligenza Artificiale con il progetto Nimbus. Questa azienda collabora con Israele, con il Dipartimento della Guerra degli Usa e la Lockheed Martin. Si è laureata in Fisica all’Università Bicocca di Milano.

Sofia Liguori ha preso la decisione di andarsene perché la Google DeepMind fornisce servizi all’esercito israeliano che li usa per le numerose guerre cui Israele è impegnata. Ha quindi scelto anche di rendere pubblica con una lettera il suo disagio. Ha rilasciato un’intervista al Fatto in cui ha spiegato che lo ha scoperto “dopo l’escalation del conflitto a Gaza e Google ha licenziato oltre 50 dipendenti, appartenenti al gruppo “No tech for Apartheid”, che aveva occupato gli uffici per protestare contro il progetto”. Ad una domanda del giornalista in cui chiedeva lo specifico uso di Nimbus e dell’IA applicata alla guerra, lei risponde: “(Questo) rimuove comprensione, capacità di giudizio e responsabilità nella decisione di uccidere. E’ l’algoritmo che definisce che cos’è il targhet mettendo insieme una quantità di dati da diverse fonti, tale da far perdere il controllo sul perché si è considerati un obiettivo: semplicemente lo accettiamo. Tutti diventano un punteggio, una probabilità. La velocità e la quantità di dati rendono la revisione umana formale. E’ così che l’IA decide”. Giornalista: una disumanizzazione. Liguori: “Ognuno all’interno della kill chain può sostenere di non essere stato lui. Quando nessuno è responsabile, tutto diventa legittimo. In questo modo. L’IA facilita una guerra brutale”. Giornalista: Com’è maturata la decisione delle dimissioni? Liguori: “Una volta capito cosa fosse Nimbus, mi sono sentita subito pronta a farmi licenziare, anche se non sapevo cosa fare. Durante la maternità, mentre guardavo in diretta il genocidio (di Gaza) ed ero consapevole che la mia azienda ne fosse complice, ho pensato che non sarei più rientrata. Poco prima del ritorno in ufficio, una persona mi ha indirizzata verso i movimenti interni all’azienda. Ho deciso allora che l’attivismo sarebbe stata la condizione per poter restare. Ma a un certo punto ho raggiunto il limite”. Giornalista: Google ha contestato le sue ricostruzioni sostenendo che il progetto Nimbus non abbia implicazioni militari a Gaza. Liguori: “Hanno la loro risposte di default. Nel frattempo mi hanno chiesto di rimuovere post da Linkedin e, in teoria, il contratto di lavoro mi impedirebbe di criticarli per il resto della vita”. Giornalista: Crede che uno scatto in avanti dei lavoratori sia essenziale? Liguori: “Siamo il primo argine: quando un’azienda supera il limite, dovremmo smettere di lavorare. I governi, invece, non dovrebbero essere succubi del lavoro di lobbying di queste compagnie e ascoltarci”.

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