Sul sito ufficiale del ministero degli Interni c’è una foto in cui il ministro Piantedosi sorride amichevolmente stringendo la mano al suo omologo egiziano, Mahmoud Tawfik.
Poi "ha elogiato i notevoli sforzi dei servizi di sicurezza egiziani e i loro ripetuti successi nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata in tutte le sue forme, in particolare nella lotta all'immigrazione clandestina".
Capisco la realpolitik, ma qui siamo ben oltre la decenza e anche del buon gusto. Il ministro egiziano era l’ex direttore dell’Antiterrorismo del presidente egiziano Al Sisi. Questo Tawfik dirigeva il mattatoio nel quale Giulio Regeni è stato torturato e ucciso. Nel rapporto che fece dopo l’autopsia sul corpo di Giulio, il professor Vittorio Fineschi ha elencato le torture che il giovane ha subito per una settimana. Gli hanno fratturato delle vertebre, delle costole, delle scapole. Gli hanno fatto delle bruciature di sigarette sul viso, sul torace e sulla schiena. Traumi alla testa e al volto. Tagli al naso, orecchie e dita. Tutto questo immondo schifo, lo hanno fatto in tempi diversi, affinché Giulio non morisse subito.
Ecco l’uomo
che Piantedosi ha dato la mano sorridente: un mostro, che tutt’ora difende gli aguzzini
che lui dirigeva e che torturarono ferocemente il ragazzo.
Capisco che
la politica internazionale ha certe esigenze, ma qui siamo andati molto oltre.
Io penso che ci sia un limite e con l’Egitto di Al Sisi non si dovrebbe più
avere rapporti diplomatici finché i colpevoli di questo efferato delitto non saranno
consegnati alla giustizia italiana.
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